Sistemi operativi per l'assistenza sanitaria basati su cloud: una possibile soluzione al dilemma dell'interoperabilità?
Nel campo della sanità, l'importanza di una condivisione dei dati fluida e dell'interoperabilità non può essere sottovalutata. Un importante passo verso questo obiettivo è stato fatto con l'introduzione di hcOS, una piattaforma come servizio che offre infrastruttura IT tramite software basato su cloud scaricabile. Questa soluzione innovativa rende i dati sanitari facilmente accessibili ai fornitori e ai loro clienti.
Il Centro Medico dell'Università di Pittsburgh (UPMC) si è trovato in prima linea in questo movimento, investendo in hcOS per facilitare lo sviluppo rapido ed efficiente di soluzioni software in tutte le sue strutture. L'obiettivo principale è quello di far uscire i dati dagli silos e renderli utilizzabili in diverse applicazioni, portando ad una migliore assistenza ai pazienti.
Tuttavia, la limitata condivisione dei dati tra gli strumenti cloud diversi può causare frustrazione e insoddisfazione tra i fornitori e i pazienti, contribuendo a una scarsa qualità dell'assistenza e dell'impegno. Per affrontare questo problema, David Betts, principale e leader nazionale per la trasformazione del cliente nel settore sanitario per Deloitte Consulting, ritiene che la spinta dei fornitori sanitari a costruire interfacce di programmi di applicazione (API) per migliorare la condivisione dei dati potrebbe essere una soluzione ai problemi di interoperabilità del settore.
Una migliore condivisione dei dati e standardizzazione tra i servizi cloud porterà ad una migliore prestazione e ad una più rapida conclusione del lavoro per i fornitori, consentendo loro di dipingere un quadro più completo dei loro pazienti. Ciò, a sua volta, porta ad una cura più personalizzata. Inoltre, la funzionalità di hcOS porta valore nel liberare i dati dai vecchi sistemi di UPMC, consentendo il riutilizzo dei dati per tecnologie come gli strumenti di elaborazione del linguaggio naturale.
I giganti della tecnologia, tra cui Amazon, Google, IBM, Microsoft, Oracle e Salesforce, hanno recentemente annunciato il loro impegno per l'interoperabilità nella sanità. Stanno investendo in prodotti e strumenti open source per aiutare i sviluppatori a implementare gli standard API, ulteriormente spingendo il movimento verso lo scambio dei dati fluido.
Il mercato globale per il cloud computing nella sanità è previsto per raggiungere un valore di $35 miliardi entro il 2022, secondo BCC Research, evidenziando l'importanza crescente di questa tecnologia nel settore sanitario.
Tuttavia, il principale ostacolo alla interoperabilità del cloud computing rimane la mancanza di standardizzazione delle API e delle interfacce del cloud. Per affrontare questo problema, diverse organizzazioni e iniziative stanno lavorando sulla standardizzazione delle API nella sanità per migliorare lo scambio dei dati e l'interoperabilità nel cloud. Tra questi ci sono quelli che sviluppano e promuovono gli standard HL7 FHIR, come la piattaforma SHC tedesca che si integra con i sistemi di cartelle cliniche elettroniche attraverso API sicure basate su standard di interoperabilità come HL7 FHIR.
La spinta per l'interoperabilità non è solo un'iniziativa tecnologica. È una risposta alle proposte di cambiamento della politica da parte dei Centri per i servizi Medicare e Medicaid e dall'Ufficio del Coordinatore Nazionale per la Tecnologia dell'Informazione Sanitaria per avanzare l'interoperabilità e l'accesso dei pazienti ai dati sanitari.
Nel cloud computing, l'interoperabilità significa che tutti i servizi cloud sono in grado di comprendere la configurazione, i formati dei dati e le interfacce di applicazione e servizio degli altri. Ciò garantisce che i dati siano facilmente disponibili per l'uso e la distribuzione senza ulteriore supporto dall'utente finale.
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