Se anche l'istituzione finanziaria più importante del mondo, il fondo sovrano di risparmio, può ritirare gli investimenti in Israele, suggerisce la possibilità per chiunque di fare lo stesso.
In un importante passo avanti, il Consiglio etico del Fondo petrolifero norvegese ha deciso di escludere dalla propria portfolio la società statunitense Caterpillar e cinque banche israeliane. Questa decisione segue mesi di pressioni da parte della società civile norvegese e riflette la crescente preoccupazione per le violazioni dei diritti umani da parte delle aziende.
Il Fondo petrolifero norvegese, il più grande del mondo, gestisce oltre 1 trilione di dollari in attivi. La decisione di escludere Caterpillar è stata presa perché i suoi bulldozer sono stati trovati coinvolti nella distruzione sistematica delle case palestinesi nella Striscia di Gaza e nella Cisgiordania. Analogamente, il fondo ha disinvestito dalle cinque banche israeliane: Hapoalim, Leumi, Mizrahi Tefahot, First International Bank of Israel e FIBI Holdings, poiché sono state accusate di finanziare l'espansione dei insediamenti, che la Corte Internazionale di Giustizia e l'ONU hanno a lungo considerato illegali.
La decisione non è stata presa per motivi finanziari, ma per una questione di coscienza. quasi l'80% dei norvegesi ritiene che il loro fondo petrolifero dovrebbe evitare le aziende coinvolte in violazioni dei diritti umani, e oltre il 60% si oppone agli investimenti in aziende che operano nei territori occupati.
L'esclusione di Caterpillar e delle banche israeliane non è un caso isolato. Oltre al Fondo petrolifero norvegese, anche il Belgio ha deciso di imporre sanzioni contro Israele, e sta crescendo il dibattito all'interno dell'Unione Europea sulla disinvestimento degli investimenti legati alle banche israeliane e alle società statunitensi come Caterpillar accusate di essere coinvolte nella costruzione di insediamenti in Palestina.
Questo passo del Fondo petrolifero norvegese è un chiaro segno della crescente consapevolezza e preoccupazione a livello globale per la situazione dei diritti umani in Palestina. Man mano che sempre più paesi e istituzioni prendono posizione contro le aziende coinvolte in attività illegali, si spera che possa essere raggiunta una risoluzione pacifica del conflitto in corso.
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