Scandalo della banda criminale di Creta in Grecia: intimidazione, estorsioni, accordi, legami ecclesiastici estesi
In un'inaspettata piega degli eventi, è stata scoperta in Grecia una vasta rete di presunte attività criminali, con la mafia cretese al centro delle indagini. L'inchiesta, che spazia dal traffico di droga e armi all'influenza religiosa e al possibile coinvolgimento politico, ha portato all'arresto di 49 persone e alla luce una complessa gerarchia con circa 90 persone coinvolte.
Il gruppo, che avrebbe effettuato oltre 5.800 vendite di droga in otto mesi, è accusato di aver trafficato in grandi quantità di cannabis, cocaina ed eroina, con un fatturato stimato di oltre $3,5 milioni. Due fratelli, proprietari di un hotel e di un beach bar a Stavros, Akrotiri, sono identificati come i leader della rete.
Le indagini hanno anche coinvolto personale delle Forze Aeree, con un dipendente noto come "lo chef" accusato di elaborare la cocaina in forma fumabile e gestire i punti di stoccaggio. La rete è sospettata di aver operato con soprannomi come "Angela", "Mikros", "Australianos" e "Bigalis". "Angela", moglie di un sospetto leader, è accusata di aver fatto da cassiera, ricevendo denaro dalla droga nei suoi conti e pagando direttamente le bollette.
Il caso ha preso una piega più oscura con le accuse di violenza. Un attacco bomba alla casa di un poliziotto a Chania, che aveva fatto arresti in passato, dimostra la capacità del gruppo di usare la violenza e il suo desiderio di colpire le forze dell'ordine. Le indagini hanno anche rivelato legami con personale in divisa, compreso un poliziotto soprannominato "Gomena" che avrebbe avvertito il gruppo delle operazioni della polizia.
L'inchiesta ha anche gettato luce su possibili connessioni politiche e religiose. Il caso della mafia si è allargato quando la polizia ha intercettato chiamate tra il presunto leader e l'ex Ministro della Difesa Panos Kammenos, riguardo a reliquie di San Lazzaro. Il allora abate del Santo Monastero di Agia Triada a Chania è stato segnalato per aver firmato un certificato che ha rimosso la terra appartenente al monastero dai registri della chiesa, dopo essere stato ricattato con video privati. I fratelli, accusati di guidare la rete, sono anche sospettati di aver venduto la terra a investitori di interessi israeliani a un prezzo elevato.
Il caso coinvolge anche accuse di estorsione contro un businessman di Chania, con minacce di rilasciare materiale personale di un archimandrita. Tuttavia, l'archimandrita Melchisedek Ambelikakis ha pubblicamente negato qualsiasi coinvolgimento negli affari della mafia, dichiarando di non aver mai chiesto aiuto per le elezioni della chiesa e di non aver mai offerto reliquie come merce di scambio.
Mentre le indagini continuano, le autorità analizzano i trascri
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