Proibizione dell'azione palestinese: giornalisti e manifestanti affrontano sfide legali in base alla legislazione sul terrorismo nel Regno Unito
In un gesto che ha scatenato controversie e preoccupazione, il governo britannico ha designato l'organizzazione Palestine Action come gruppo terroristico. La decisione, annunciata il 5 luglio, arriva in seguito a direct action criminali dell'organizzazione contro aziende, comprese quelle dell'infrastruttura e della difesa nazionale.
La proscrizione di Palestine Action ai sensi dell'Atto di Terrorismo del 2000 (TACT) ha sollevato critiche e preoccupazioni da parte di gruppi per i diritti civili, avvocati, giornalisti e diversi membri del Parlamento. I critici argomentano che questa designazione stabilisce un pericoloso precedente per la criminalizzazione della dissidenza politica e del giornalismo.
Le proteste a Londra in sostegno di Palestine Action sono state viste come un diretto atto di disobbedienza civile. La designazione è stata criticata da figure politiche come l'ex leader laburista Jeremy Corbyn e organizzazioni per i diritti umani come Amnesty International e il Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Volker Türk. Essi sostengono che questo movimento minaccia la libertà di espressione e abusa delle leggi anti-terrorismo per sopprimere le proteste legittime.
Sotto il TACT, gli attivisti, i lavoratori dei media e i sostenitori occasionali potrebbero affrontare fino a 14 anni di prigione per dichiarazioni o immagini considerate simpatiche al gruppo. Ciò ha portato molti mezzi di comunicazione ad adottare disclaimer legali quando coprono le organizzazioni proibite. La Polizia Metropolitana ha confermato l'immediata applicazione del divieto, avvertendo che gli ufficiali interverranno dove vengono commessi reati legati al sostegno ai gruppi proibiti.
I critici sostengono che i paragrafi 12(1A) e 13(1A) dell'Atto di Terrorismo sono pericolosamente vaghi, lasciando spazio all'interpretazione e all'uso potenziale. Ciò ha portato a preoccupazioni sul fatto che la legge potrebbe essere utilizzata per criminalizzare le proteste e il giornalismo legittimi.
Organizzazioni di campagne come "Defend Our Juries" e "Stop the War Coalition" hanno promesso di resistere al divieto. Essi sostengono che questa decisione mina i principi della democrazia e il diritto alla protesta pacifica. Il divieto ha anche ricevuto il sostegno di attivisti più giovani e osservatori internazionali, che vedono le campagne di direct action di Palestine Action contro i produttori di armi legati al Regno Unito che forniscono Israele come un passo necessario nella ricerca di pace e giustizia.
Le prove crescenti suggeriscono che la decisione del governo britannico di proibire Palestine Action è stata influenzata dal lobbying degli interessi diplomatici e industriali israeliani. Il governo britannico ha incorniciato Palestine Action come una "minaccia alla sicurezza nazionale", seguita da vicina alle lamentele pubbliche e all'attività di lobbying di Elbit Systems.
Reporters Without Borders e Amnesty International hanno espresso preoccupazione per il divieto, avvertendo che stabilisce un triste benchmark per le democrazie e potrebbe criminalizzare le proteste e il giornalismo legittimi. Mentre il Regno Unito si confronta con le implicazioni di questa decisione, il futuro della libertà di espressione e della protesta pacifica pende in bilico.
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