L'impatto del possesso di un cane sullo sviluppo del cervello dei bambini mostra risultati promettenti
In uno studio innovativo pubblicato su Pediatric Research, i ricercatori dell'Università dello Utah hanno scoperto potenziali benefici del possesso di cani per i bambini con disturbi neuropsichiatrici. La rassegna, condotta da Deborah A. Finn e Gregory A. Pergami, richiede una maggiore comprensione del legame terapeutico tra gli esseri umani e i loro compagni canini.
La rassegna non promuove il possesso indiscriminato di animali domestici, ma incoraggia una considerazione attenta delle circostanze individuali della famiglia, delle allergie e delle capacità di cura degli animali. Il possesso responsabile di cani e la facilitazione professionale delle terapie assistite dagli animali sono fondamentali per tutelare il benessere sia dei bambini che dei cani.
I cani servono come catalizzatori sociali, incoraggiando i bambini a stabilire il contatto visivo, a praticare la comunicazione verbale e a rispondere alle cues sociali in un ambiente naturalistico e a bassa pressione. Gli interazioni con i cani attivano regioni cerebrali come l'amigdala e il corteccia prefrontale, che sono tipicamente sottostimolate in condizioni come il disturbo dello spettro autistico.
Un meccanismo neurofisiologico chiave proposto coinvolge l'ossitocina, un ormone rilasciato nei bambini quando interagiscono con i cani, che modula i circuiti neurali implicati nella cognizione sociale e nella resilienza allo stress. I progressi tecnologici hanno aperto nuove strade di ricerca, consentendo ai ricercatori di individuare i meccanismi precisi attraverso cui i cani influenzano la plasticità cerebrale e i percorsi di apprendimento adattivo.
La rassegna propone l'integrazione delle terapie assistite dagli animali (AAT) all'interno dei quadri terapeutici stabiliti per i disturbi neuropsichiatrici. Dal punto di vista comportamentale, la compagnia dei cani offre opportunità per l'impegno sociale strutturato e l'istituzione di routine, componenti terapeutiche critiche negli interventi pediatrici per i disturbi neuropsichiatrici.
I benefici del possesso di cani vanno oltre i risultati psicologici individuali, permeando l'ecosistema familiare. I caregiver segnalano livelli di stress ridotti e una qualità della vita migliorata. I dati dagli studi cardiovascolari e endocrini rivelano che la compagnia dei cani può modulare l'attività del sistema nervoso autonomo, ridurre i livelli di cortisolo e promuovere l'attivazione del sistema nervoso parasimpatico.
Tuttavia, la rassegna evidenzia anche le dimensioni etiche dell'incorporazione dei cani nei contesti terapeutici, sottolineando l'importanza di garantire il benessere degli animali e prevenire lo stress eccessivo sui compagni animali. La rassegna serve come un richiamo per ponte tra neuroscienze, psicologia, etologia e pratica clinica per esplorare ulteriormente il potenziale terapeutico delle AAT.
Man mano che l'awareness e l'accettazione crescono, così cresce anche la promessa trasformativa del semplice, ma profondamente impattante, compagno canino nella plasmazione di futuri più sani e felici per i bambini vulnerabili in tutto il mondo. La rassegna invita i clinici, i ricercatori e i decisori politici a riconoscere e integrare i benefici multifattoriali della compagnia dei cani nei modelli di cura olistici per i bambini con disturbi neuropsichiatrici.
In conclusione, la rassegna sistematica di Conaill e colleghi rappresenta un traguardo nella ricerca pediatric
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