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Le tariffe di Trump rappresentano una minaccia potenziale per la rivitalizzazione dell'industria chimica europea

Le tariffe sulle importazioni statunitensi causano turbolenze per i produttori europei di prodotti chimici, portando a ritardi degli ordini dei clienti e ulteriori pressioni su un settore già in difficoltà nel recupero dalla crisi energetica del 2022 nella regione.

Le tariffe di Trump minacciano in modo consistente il recupero del settore chimico europeo
Le tariffe di Trump minacciano in modo consistente il recupero del settore chimico europeo

Le tariffe di Trump rappresentano una minaccia potenziale per la rivitalizzazione dell'industria chimica europea

L'industria chimica europea si trova ad affrontare una serie di sfide, tra cui la pressione sui costi, il comportamento cautelativo dei clienti e le tensioni commerciali.

Di recente, i principali attori come Dow in Germania orientale e Total Energies ad Anversa hanno annunciato piani per chiudere alcuni siti di produzione a causa della pressione sui costi. Tuttavia, nuovi progetti come Project One di Ineos ad Anversa stanno effettuando significativi investimenti per modernizzare la produzione e migliorare la sostenibilità. Heidelberg Druckmaschinen, non una società chimica ma nel settore industriale, sta pianificando di ridurre i costi del personale per aumentare la redditività entro il 2025/26.

BASF, il più grande produttore chimico al mondo, ha rivisto al ribasso le sue prospettive per l'intero anno in luglio, citando la cautela dei clienti riguardo all'economia globale a breve termine. I principali player del settore, tra cui BASF, Brenntag BNRG e Lanxess, sono influenzati da questo comportamento cautelativo dei clienti a causa delle tariffe sulle importazioni dagli Stati Uniti.

Queste tariffe hanno colpito molti settori, tra cui quello automotive, delle macchinari e dei beni di consumo, e il settore chimico non fa eccezione. Il settore chimico europeo, il quarto maggiore settore esportatore dopo quello delle macchinari, automotive e farmaceutici, si trova in tumulto a causa di queste tariffe. L'UE ha esportato circa 40 miliardi di euro di prodotti chimici negli Stati Uniti lo scorso anno, più dei 30 miliardi importati.

Circa un terzo delle vendite totali dell'industria chimica europea proviene dall'estero, con la maggior parte delle società che hanno importanti operazioni nei loro principali mercati, tra cui la Cina. Tuttavia, il dollaro debole e la domanda fiacca per i prodotti hanno portato società come la tedesca Wacker Chemie a rivisitare le loro prospettive in luglio.

I clienti stanno effettuando ordini solo alcune settimane prima, rispetto ai soliti tre o quattro mesi, a causa della cautela riguardo all'economia globale. Ciò, unito alla riduzione deistock da parte dei clienti a causa dell'incertezza economica e al dollaro debole, sta portando le società a tagliare o ridurre le loro prospettive annuali.

Si prevede che i guadagni del terzo trimestre delle società chimiche europee diminuiranno del 5%, dopo una diminuzione del 22% nel secondo trimestre. Matthias Zachert, CEO della tedesca Lanxess, esprime un cauto ottimismo riguardo al fatto che la domanda si stabilizzerà verso la fine dell'anno.

Analisti come Thomas Schulte-Vorwick, analista di Metzler Research, hanno dichiarato che le tariffe e la pressione sui prezzi e sui margini a causa della concorrenza asiatica rappresentano una "combinazione piuttosto tossica" per il settore chimico europeo. Il CEO di Brenntag, Christian Kohlpaintner, avverte del potenziale rischio di una inondazione di prodotti chimici a basso costo dalla Cina sul mercato europeo se i concorrenti

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