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Le piattaforme di social media sono riprese in Nepal dopo le violente manifestazioni che hanno portato a blocchi temporanei

Le restrizioni sui social media in Nepal sono state revocate martedì, dopo un giorno di violenza che ha causato almeno 19 morti, mentre i manifestanti chiedevano all governo di contrastare la corruzione e di eliminare le restrizioni internet.

Ripristino online delle piattaforme di social media significativi in Nepal dopo proteste violente...
Ripristino online delle piattaforme di social media significativi in Nepal dopo proteste violente che hanno portato al loro temporaneo spegnimento.

Le piattaforme di social media sono riprese in Nepal dopo le violente manifestazioni che hanno portato a blocchi temporanei

Al centro di Kathmandu, la capitale del Nepal, sono scoppiate questa settimana proteste a seguito della decisione del governo di imporre un divieto sui social media. Il divieto, entrato in vigore venerdì, ha interessato diverse piattaforme popolari, tra cui Facebook, YouTube e siti non specificati, lasciando circa 30 milioni di persone nella nazione himalayana senza connessione.

Il divieto, imposto in un paese in cui la disoccupazione si aggira intorno al 10% e il PIL pro capite è di $1.447, secondo la Banca Mondiale, ha scatenato una vasta rabbia, in particolare tra la giovane generazione che dipende pesantemente da queste app per le comunicazioni. Il divieto ha alimentato l'ira contro il governo, già in ebollizione a causa dei video virali che mostrano il contrasto tra le difficoltà quotidiane dei nepalesi e i lussi dei figli dei politici su TikTok.

I video che mostrano il netto contrasto tra le difficoltà quotidiane affrontate dai cittadini nepalesi e i lussi dei figli dei politici sono diventati virali su TikTok. Anche se non sono state specificate le piattaforme utilizzate dai figli dei politici per sfoggiare i loro lussi, questi video hanno senza dubbio alimentato il malcontento pubblico. I video virali su TikTok, probabilmente condivisi in risposta alla decisione del governo di bloccare diversi siti dei social media, sono stati un fattore significativo nella vasta rabbia scatenata dal divieto dei social media.

Le proteste a Kathmandu hanno visto la polizia utilizzare proiettili di gomma, gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e bastoni contro i manifestanti. Secondo i resoconti dei media locali, 19 persone sono morte nella capitale, con altri due decessi segnalati nel distretto di Sunsari, nell'est del Nepal, a causa delle proteste. Amnesty International ha anche riferito l'uso di munizioni vive contro i manifestanti a Kathmandu.

Tuttavia, c'è anche una buona notizia. Lunedì, il Ministro delle Comunicazioni del Nepal, Prithvi Subba Gurung, ha annunciato che il governo ha revocato il divieto sui social media. Il nuovo Ministro delle Comunicazioni, che ha sollevato il blocco dei social media, è Prithvi Subba. Instagram, che ha milioni di utenti in Nepal che dipendono dalla piattaforma per l'intrattenimento, le notizie e gli affari, funziona attualmente a Kathmandu, in Nepal.

Il divieto dei social media, pur essendo controverso, ha senza dubbio sottolineato l'importanza di queste piattaforme nella società moderna, soprattutto in paesi come il Nepal in cui servono come una linea di vita per le comunicazioni, le notizie e l'intrattenimento. Man mano che la situazione continua a evolversi, si spera che il governo prenda questa lezione a cuore e si adoperi per creare una società più aperta e connessa.

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