La polizia ha subito un livello di abusi senza precedenti durante una protesta organizzata da Palestina Action, con conseguente arresto di oltre 425 persone.
Al centro di Londra, la tensione era alle stelle mentre oltre 2.500 agenti erano schierati per gestire le proteste, con la manifestazione di Palestine Action organizzata da Defend Our Juries al centro dell'attenzione. La Metropolitan Police ha riferito oltre 425 arresti in relazione a questa protesta, un aumento significativo rispetto ad altre manifestazioni della giornata.
Il portavoce di DOJ ha affermato che le persone arrestate erano manifestanti pacifici, tra cui anziani, disabili, veterani, vicari e operatori sanitari. Tuttavia, l'atmosfera pacifica non è durata a lungo, poiché sono scoppiati scontri violenti, con la protesta che avrebbe assunto un tono sempre più anti-polizia.
La maggior parte degli arresti è stata per aver sostenuto un'organizzazione proibita, un reato ai sensi dell'Atto di Terrorismo. Inoltre, più di 25 persone sono state arrestate per aggressioni ai danni di agenti di polizia e altri reati contro l'ordine pubblico.
Le scene frenetiche che si sono svolte nel pomeriggio hanno visto gli agenti estrarre i manganelli, aprirsi a forza un varco tra la folla e avere discussioni accese con i manifestanti. Un manifestante è stato visto con il sangue che gli scorreva sul viso, e diversi altri sono caduti in una calca. Gli agenti sono intervenuti e lo hanno scortato via, seguiti da un piccolo gruppo di persone che lo insultavano e gridavano "arrestatelo ora".
Un uomo ha dispiegato una bandiera israeliana di fronte ai manifestanti, scatenando una zuffa mentre i manifestanti cercavano di impossessarsene. Dalla folla si sono sentite grida di "vergogna", "state sostenendo il genocidio" e altre riferimenti a un ex ufficiale e assassino. Gli agenti sono stati pugni, calci, sputati e colpiti da oggetti.
Nonostante il caos, il portavoce di DOJ contesta la rivendicazione della Metropolitan Police di violenza alla manifestazione di Palestine Action. Essi suggeriscono che la rivendicazione della polizia di violenza potrebbe essere un tentativo di distogliere l'attenzione dall'inapplicabilità del divieto per Palestine Action.
I risultati della ricerca non forniscono il nome della persona che sta sfidando legalmente il governo contro il divieto di Palestine Action e sta facendo causa contro la decisione dell'ex Segretario dell'Interno Yvette Cooper.
Il Ministero dell'Interno si appresta a fare appello contro la sentenza del tribunale
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