I test genetici sono la via preferita per il futuro dell'Atletica Mondiale?
Nel mondo dello sport, l'uso delle informazioni genetiche è diventato un argomento controverso, suscitando dibattiti sull'etica, sulla parità e sui diritti umani. Questo articolo esplora gli ultimi sviluppi nell'uso dei test genetici nello sport, concentrandosi sul caso della World Athletics e il suo impatto sugli atleti.
Negli Stati Uniti, l'uso delle informazioni genetiche nei contesti del lavoro e dell'assicurazione è legalmente proibito. Tuttavia, nel mondo dello sport, la storia è diversa. La World Athletics, uno dei principali organismi sportivi internazionali, ha reintrodotto i test del DNA per gli atleti che competono nelle categorie femminili negli eventi di livello mondiale. Il reinserimento di questi test viene presentato come un mezzo per garantire la parità nella competizione e proteggere le donne che competono nella categoria femminile.
Il ricorso ai test genetici non è nuovo. Diversi stati o organismi sportivi internazionali, tra cui la World Athletics, hanno imposto test genetici alle atlete per verificare la partecipazione di genere. Questa politica, in vigore dal settembre 2025, si concentra principalmente sui criteri di inclusione per le donne nell'atletica e nella boxe. È lecito interrogarsi sull'obiettivo dei test genetici, chiedendosi se siano necessari, proporzionati e se potrebbero fare più male che bene nella tutela dell'integrità dello sport femminile.
La questione richiede un approccio multidisciplinare che rispetti la dignità, la privacy e l'inclusione di tutti gli atleti. I precedenti metodi di test del sesso sono stati abbandonati perché inconsistenti, poco attendibili e non etici. Il test del DNA presume che la presenza del cromosoma Y produca una superiorità atletica, ma l'impatto dei cromosomi sulle prestazioni sportive non è definitivo e la determinazione del sesso a partire dai cromosomi non è sempre precisa.
Il reinserimento dei test del DNA ha scatenato considerevoli dibattiti etici e critiche per essere demoralizzanti, discriminatori e scientificamente discutibili. Questo è particolarmente vero per le donne del Sud del mondo che hanno subito gravi danni da questi procedimenti in passato. Un progetto di ricerca condotto nel 2019 ha rilevato che l'applicazione di criteri genetici come condizione per la competizione potrebbe essere incompatibile con le leggi esistenti sui diritti umani e sull'anti-discriminazione.
È importante notare che in alcuni paesi l'uso delle informazioni genetiche in questo modo è addirittura illegale. Nonostante le preoccupazioni riguardo alle regole, la Corte europea dei diritti dell'uomo si è fermata dal definirle discriminatorie. Tuttavia, la sentenza della Corte suprema del Regno Unito sulla definizione del sesso quest'anno ha avuto conseguenze a lungo termine per lo sport, portando a ulteriori divieti per le donne transgender che competono nella categoria femminile.
Le rassicurazioni della World Athletics sulla gestione dei dati genetici non eliminano il rischio di rivelare l'identità di individui o violare la riservatezza. La Grande Camera della Corte europea dei diritti dell'uomo ha stabilito che Caster Semenya è stata privata di un processo equo a causa delle regole della World Athletics che richiedono il trattamento ormonale per competere. Questi incidenti mettono in evidenza la necessità di un approccio più articolato, caso per caso, nella gestione dell'idoneità di genere nello sport.
La dottoressa Seema Patel, professoressa associata alla Nottingham Law School, sottolinea le complessità della questione. "L'uso dei test genetici nello sport si muove su un terreno legale e etico sensibile", afferma. "Dobbiamo assicurarci di non ledere i diritti degli atleti mentre cerchiamo la parità nella competizione".
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