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I detenuti armeni in Azerbaigian cercano di togliersi la vita
I detenuti armeni in Azerbaigian cercano di togliersi la vita

Detenuti armeni in Azerbaigian tentano di autolesionarsi

Nel Caucaso, cresce l'apprensione per il benessere dei prigionieri armeni in custodia azera. La situazione è stata al centro dell'attenzione dal termine della Seconda Guerra del Nagorno-Karabakh nel 2020, con l'Azerbaigian che detiene ufficialmente 23 prigionieri armeni, tra cui ex funzionari dello Stato del Nagorno-Karabakh.

Uno di questi prigionieri, Vigen Euljekjian, di nazionalità libanese-armena, è in sciopero della fame da oltre 20 giorni. La sua famiglia, devastata dalla situazione, ha riferito che ciò che avrebbe dovuto essere un momento di speranza durante la visita del presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Washington il 8 agosto, si è trasformato in una tristezza e una paura insopportabili a causa dell'assenza di progressi nel garantire il rilascio dei prigionieri.

La moglie di Euljekjian, Linda, ha confermato che il marito ha tentato il suicidio. Un altro prigioniero sarebbe affetto da forti dolori ma non riceverebbe cure mediche. Questi resoconti di gravi problemi di salute e condizioni psicologiche severe tra i prigionieri sono stati confermati dalle famiglie dei prigionieri, che hanno lanciato l'allarme attraverso chiamate telefoniche.

L'Armenia ha precedentemente accusato l'Azerbaigian di sottoporre i suoi prigionieri a torture. Siranush Sahakyan, che rappresenta i prigionieri armeni nei tribunali internazionali, ha riferito di tentativi di suicidio tra i prigionieri.

Il giornalismo indipendente nella regione è minacciato, rendendo difficile verificare le condizioni dei prigionieri. Tuttavia, la Croce Rossa, l'unica organizzazione umanitaria internazionale e indipendente che visita i prigionieri armeni, ha sospeso le sue attività in Azerbaigian il mercoledì. Euljekjian stesso ha informato i rappresentanti della Croce Rossa del suo tentato suicidio prima che l'organizzazione interrompesse le visite.

La Croce Rossa ha cercato di discutere con le autorità azere "possibili alternative" per le sue visite, ma non ha ancora ricevuto chiarezza su come procedere. La Società Internazionale per i Diritti dell'Uomo (IGFM) non ha visitato ufficialmente i prigionieri armeni in Azerbaigian dal giugno scorso.

Il Difensore dei Diritti dell'Uomo armeno Anahit Manasyan ha incontrato Daphnée Maret, la Delegazione della Croce Rossa in Armenia, per discutere questioni relative ai diritti dei prigionieri di guerra, delle persone scomparse e delle loro famiglie. Un newsroom viene costruito dai lettori in risposta a questa minaccia, con l'obiettivo di fornire una piattaforma per il giornalismo indipendente nella regione.

Qafqazinfo, un organo di informazione filogovernativo azero, ha sostenuto che le notizie dello sciopero della fame di Euljekjian "non corrispondevano alla realtà". Tuttavia, il numero crescente di resoconti e le preoccupazioni sollevate dalle famiglie e dalle organizzazioni per i diritti umani suggeriscono il contrario.

Mentre la situazione nella regione del Caucaso continua a evolversi, il benessere di questi prigionieri armeni rimane una questione di preoccupazione per la comunità internazionale.

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