Comprendere la prosa attraverso il pugilismo: lezioni di arte letteraria apprese dal prendere colpi, narrato da Ken Jaworowski
Nel mondo della letteratura, un nuovo thriller sta suscitando scalpore. Intitolato "E i corpi?", il libro è l'ultima fatica di Ken Jaworowski, autore noto che ha scelto la pagina invece del ring.
Lo scrittore, che ha trascorso del tempo a fare boxe da dilettante alla Harrowgate Boxing Club di Philadelphia, si è sentito attratto dalla potenza grezza di questo sport e dalle lezioni che impartiva. Dopo due anni, il suo allenatore gli suggerì che la sua boxe non infliggeva abbastanza danni. Ma il legame dello scrittore con lo sport andava oltre la semplice fisicità.
Decenni dopo, lo scrittore si ritrova ancora a riflettere su quegli anni nel ring e sull'impatto che la boxe ha avuto sulla sua psiche. "Il combattimento lascia un'impronta oversize", dice, "Non si tratta solo dei pugni; si tratta di affrontare le proprie paure, le proprie vulnerabilità e la propria forza interiore".
Questa comprensione del potere trasformativo dello sport si riflette nel suo ultimo romanzo. "E i corpi?" è una storia avvincente ambientata in una piccola città della Pennsylvania dell'area della Rust Belt. La storia segue una madre single che lotta, un musicista fallito e un giovane uomo autistico che si trovano coinvolti in una ragnatela di crimini.
Lo scrittore traccia un parallelo tra la boxe e la fiction, vedendo entrambi come mezzi per capire e affrontare le sfide della vita. "Come la boxe", spiega, "la fiction può avvicinarci alle nostre paure e alleviare il dolore della vita".
Nel romanzo, i personaggi non hanno paura di affrontare il pericolo, nonostante le loro paure. Si muovono verso il pugno, un metafora che lo scrittore ha preso dai suoi giorni di boxe. "La lezione più grande della boxe", dice, "è che bisogna muoversi verso il pugno per sopravvivere".
I personaggi di "E i corpi?" non fuggono e scelgono invece di combattere per salvare se stessi o coloro che amano. Questo coraggio, questa tenacia e questa anima che la boxe dimostra, lo scrittore crede che siano qualità che si possono trovare in ognuno di noi, in attesa di essere scatenate.
Saul Bellow ha detto un giorno che le scene dure e le parole penetranti possono avvicinarci a ciò che ci può fare male. In "E i corpi?", lo scrittore utilizza questa filosofia per creare una narrazione che è tanto bella quanto crudele, un tributo al potere della fiction di purificare, di purificare, di servire come forma di catarsi.
Mentre lo scrittore guarda indietro alla sua vita, apprezza la rinascita che può sorgere dopo aver sperimentato emozioni profonde. Sia che si tratti dell'adrenalina di un incontro di boxe o del rilascio catartico di una storia ben costruita, lo scrittore ha trovato un modo per canalizzare queste esperienze nell'arte, offrendo ai lettori uno scorcio sulla condizione umana.
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